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Nome: Sono Irrequieto Zine sonoirrequieto@hotmail.it
il frutto marcio di una città angustiante, un grido di disprezzo e di riscatto, un affermazione di rivalsa dove prima c'era solo rassegnazione, l'urlo irrequieto di una Catania ancora viva e selvaggia

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giovedì, 27 marzo 2008

il 13 e 14 aprile NON VOTARE

circopol1a(30)circopol2(30)
postato da: sonoirrequietoz alle ore 15:31 | link | commenti (1)
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Il Circo della Politica

               

                                  i bambini credono in Babbo Natale, gli adulti votano”

 

Anche quest’anno sei chiamato a fare la tua parte. Il teatrino è già gremito di gente Nani, Clown, Showgirl, trapezisti, acrobati e illusionisti di ogni sorta…manchi solo tu.

 

La tua parte di spettatore è fondamentale e proprio tu contribuirai a decidere chi comanda sotto il tendone. Loro adesso fanno di tutto per convincerti. BUGIE, PROMESSE, CONTRATTI…qualsiasi cosa è lecita per convincerti. Questo è il tuo dovere, questo è un tuo diritto, diritto di delegare qualcuno per rappresentarti, per prendere decisioni al tuo posto, per scegliere che problemi hai, per scegliere se sei un criminale, per essere un buon cittadino.

 

-Mentre gli affitti diventano un usura, le case diventano moderni loculi da cui è impossibile spostarsi se non sotto pizzo per il proibitivo prezzo della benzina.

-Mentre il lavoro diventa sempre più precario la possibilità di morirne diventa l’unica occasione per renderlo indeterminato.

-Mentre il costo della vita ci rende sempre più difficile arrivare a fine mese.

-Mentre il nostro ambiente naturale viene distrutto per costruire grandi opere che ci soffocheranno.

-Mentre le città diventano mondezzai o fogne a cielo aperto, la nostra salute viene messa a grave rischio.

-Mentre i poveri oltrepassando una frontiera diventano criminali legalmente detenuti e torturati.

-Mentre per accaparrarci risorse finanziamo guerre lontane, che non vediamo, ma se qualche strascico si presenta alla nostra porta, con fare isterico, inveiamo al terrorista.

 

NOI continuiamo a votare MENTRE i potenti ci mantengono in queste condizioni, ci privano dei nostri diritti e distruggono il pianeta. Siamo NOI a dargli l’autorizzazione, dando la possibilità ai ricchi di arricchirsi, salvando la nostra coscienza, mentre ci allietiamo con il reality show che abbiam contribuito a creare. Lamentandoci di volta in volta del governo di turno, scegliamo la soluzione più semplice per rimandare i problemi e le responsabilità: il voto. L’unica soluzione è astenersi, non affidarci più a nessuno ma costruire ognuno con le proprie forze un mondo basato sull’autogestione, la solidarietà, il mutuo appoggio.

 

Riprendiamoci le nostre vite!!!

NON VOTARE!!!!!

postato da: sonoirrequietoz alle ore 15:27 | link | commenti (2)
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giovedì, 22 novembre 2007

Mercoledì 28 novembre benefit x gli accusati del G8 2001

loc28
postato da: sonoirrequietoz alle ore 14:10 | link | commenti (3)
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martedì, 20 novembre 2007

una densa nube nera

Pericolosa deriva delle istituzioni

Una densa nube nera ha oscurato l’Europa. Lo stato italiano sempre all’avanguardia quando si parla di reazione, è protagonista di un escalation repressiva non solo preoccupante, ma allarmante. Sono anni che gli organismi dello stato fanno una becera e asfissiante propaganda razzista, incitando alla violenza e al linciaggio contro stranieri, ribelli e omosessuali; adesso finalmente possono raccogliere i frutti di ciò che hanno seminato.

Le idee tanto pazientemente proposte hanno attecchito nei telesudditi, che raccolgono la sfida lanciata nelle numerose emergenze di cronaca nera, che tanto appassionano il paese. È la tragica storia di un omicidio, avvenuto il 31 ottobre, di cui è vittima una donna italiana per presunta mano di un rom; questa diventa l’ennesima occasione per proclami razzisti ormai di rito, ma stavolta gli sceriffi e i loro servi armati sono andati ben oltre. Sono subito i campi rom ad essere presentati come i colpevoli del disordine del paese. Lo sgombero diventa esecutivo già l’1 novembre a Roma, altri seguono di poco nelle maggiori città del nord Italia, mentre il tutto viene esasperato da un ulteriore decreto di espulsione, che i prefetti rendono subito esecutivo allontanando decine di stranieri dal paese. Non bastano i luoghi di tortura addetti all’accoglienza degli immigrati, adesso si promuovono le ronde, poi sarà la volta dei roghi pubblici, la lotta contro i poveri è ormai non solo legalizzata ma auspicabile e riproducibile. Con le nuove emergenze e i nuovi provvedimenti, vorrebbero farci credere che sono i lavavetri che ci mettono in pericolo, che sono gli ambulanti che vendono cd masterizzati a danneggiare la nostra economia. Le persone “perbene”, ben ammaestrate, si lamentano per le scritte sui muri, mentre queste diventano addirittura motivo di arresto, fingendo di dimenticare che “lor signori” hanno deturpato le città con migliaia di manifesti pubblicitari giganti che la maggior parte della gente non può permettersi.

Ci vorrebbero inerti, mentre attorno a noi erigono mostri di asfalto, cemento e acciaio, vorrebbero imprigionare la fantasia, appianare le differenze, trasformarci in burattini da usare e poi gettare.

 

La Mano Nera

Con queste premesse, la canaglia nostalgica è a briglie sciolte, protetta e coccolata a dovere, sia da opposizione che da governo, i fascisti sono liberi di scatenarsi in una spietata caccia all’uomo. A farne le immediate spese sono 4 romeni aggrediti il 2 novembre a Roma da squadracce armate di coltelli e bastoni, mentre diversi agguati si moltiplicano in tutta Italia come a Torino, Faenza, Milano, l’obiettivo sono sempre i diversi, i meno inclini ai compromessi, coloro che danno fastidio e vanno nascosti e debellati: barboni, rom, immigrati, anarchici e comunisti rivoluzionari. Le nuove leve dei movimenti fascisti, si sentono gli sconfitti, gli esclusi, confondono le loro idee conservatrici, basate su squadrismo ed intolleranza con la rivoluzione, mentre seguono fedelmente la scia del terrore suggerita da uno stato scellerato che non lesina nessun mezzo per difendere la ricchezza e il privilegio da chi li può turbare.

Fuori dalla fortezza Europa, decadente bastione del ricco occidente, si accalcano masse di sfruttati che scappano da una condizione di miseria, che le ambizioni delle nostre grandi imprese e il nostro tenore di vita hanno creato, per reclamare il tanto sponsorizzato benessere. Quale momento propizio per il nero cancro che può erigersi a difensore della nazione, elemento eversivo e partito d’ordine allo stesso tempo. È in questo clima che un antifascista è stato ucciso l’11 novembre in metropolitana a Madrid, raggiunto al cuore da una coltellata ricevuta da un naziskin, è in questo clima che i pestaggi e le azioni squadriste, sempre più frequenti e pericolose, trovano terreno fertile.

 

Stato di polizia

Stesso copione con diversi attori per l’episodio che ha visto coinvolti degli agenti di polizia stradale che hanno ucciso a sangue freddo un “pericoloso” ragazzo 28enne, Gabriele Sandri, raggiunto da un proiettile mentre era seduto tranquillamente nel sedile posteriore di un auto. Il potere e l’autorità destinata alle forze dell’ordine sembrano crescere a dismisura in questo clima di terrore, questo omicidio è uno dei suoi primi effetti. Emblematico esempio della copertura e dell’immunità, che il sistema politico gli ha donato, è l’intera vicenda del g8 genovese dove le recenti richieste del pm condannerebbero 25 manifestanti a pene dai 6 ai 15 anni accusati di devastazione e saccheggio per danni contro cose, mentre promozioni e indennità spettano ai massacratori che hanno selvaggiamente ferito centinaia di persone, arrestate e torturate altrettante, arrivando perfino ad uccidere. Ma senza pudore, i nostri governanti non solo non fanno marcia indietro, ma, pigiano il piede sull’acceleratore rilasciando ai fedeli media, schizofreniche dichiarazioni che evidenziano il pericolo degli ultras, che nella vicenda della morte di Sandri hanno ben poca rilevanza, così da distogliere dal punto centrale: l’operato di tutori dell’ordine che sparano ad altezza uomo, da un lato all’altro della carreggiata.

Ci si scandalizza per qualche struttura di potere danneggiata, mentre ogni giorno siamo noi ad essere danneggiati dalla “dittatura democratica”. Quando le violenze si ripetono quotidianamente nei luoghi in cui l’ordine costituito nasconde ciò che ritiene scomodo. Al riparo da occhi indiscreti e circondati da sorde mura, molti sono quelli che hanno sperimentato la nuova soluzione per svuotare le carceri. Una per tutte, l’inspiegata ma non inspiegabile, morte di Aldo Bianzino, un 44enne arrestato per detenzione di marijuana e meticolosamente massacrato dai poliziotti all’interno del carcere di Perugia lo scorso 14 ottobre.

È lo stato criminale l’unico problema di sicurezza che troviamo palese, sono il suo monopolio della violenza e la sua ipocrita e scellerata esistenza che ci preoccupano, mentre i veri terroristi sono le grandi corporazioni economiche che lo sostengono devastando, distruggendo e affamando. E chiunque non le combatta non s’illuda, perché non scegliere è già di per se una scelta, e non si metta l’anima in pace perchè si può ritenere alla stregua di un complice.

anarchici catanesi

postato da: sonoirrequietoz alle ore 02:27 | link | commenti (1)
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lunedì, 12 novembre 2007

locanda 17Benefit per i 25 imputati di devastazione e saccheggio al maxi processo del g8 2001
Ore 21:00 INIZIO INIZIATIVA  E  CENA
Ore 22:00 CONCERTI con:


ENGORGEMENT IN VEINS   Gore Grind Massacre da Bari

HAEMOPHAGUS
   Death Metal / Grind  da Palermo

NECROSPORE
     
  Grind Core / Black Metal da Caltanissetta





Greetings from Genoa - sulla manifestazione del 17 novembre


riceviamo e pubblichiamo:

"from Genoa

C’era gente che è partita pacifica e che s’è incazzata, chi ha sfogato la rabbia accumulata, chi si è scoperto nemico di questo mondo, chi ha visto criticare le merci e non ha avuto niente da ridire che l’inganno venisse smascherato. Chi era vestito di nero e chi aveva la maglia della squadra di calcio.
C’erano i pacifisti, le tute bianche, i cobas, rifondazione, c’erano i trotzkisti, i curdi, i genovesi, gli italiani e gli stranieri.
C’erano i militanti e i cani sciolti.
E a un certo punto non c’era più nessuno, o meglio non c’era più nessuna distinzione tra la gente che stava in piazza, che attaccava, che si difendeva dalla polizia, dalle cariche, dai lacrimogeni, dai manganelli, dalle pallottole.
C’era la piazza, e i suoi nemici stipendiati per difendere gli otto stronzi che personificano l’oppressione che quotidianamente ci opprime, tutti, e che si chiama Capitale.
Tutto questo in un attimo, in una giornata, che ha spento le sue passioni di rivolta poco dopo le cinque in piazza Alimonda.
Poi la rabbia, l’impotenza, la paura, il desiderio di vendetta e quello di fuga. Che facevano pulsare le tempie, tremare le gambe, che stringevano la gola.
Per un attimo il silenzio, attonito.
Poi brusio è salito di nuovo, è montato fino a ritornare urlo, ma la musica era cambiata.
C’erano i pacifisti che dicevano agli sbirri di non prendersela con loro, che era facile capire chi prendere, erano vestiti di nero ed erano fuori dal movimento, chi difendeva i contenuti politici della propria piazza perché c‘era scritto, chi faceva cordoni che aggredivano violentemente chiunque avesse l’ardire anche solo di tenersi il casco in testa, chi cercava di linciare chiunque si avvicinasse con fare minaccioso ad una vetrina, anche se i “malintenzionati” (che in quel caso più che altro erano dei malcapitati) erano in quattro e avevano a malapena 18 anni mentre loro erano tanti, c‘era chi cercava i cattivi per salvare i buoni, nei quali, ovviamente si sentiva incluso, c’erano gli infiltrati e c’era il complotto.
Poi c’erano anche gli sbirri che menavano, caricavano, sparavano, facevano quello che gli avevano ordinato di fare, e cercavano di farlo bene.
C’era un ragazzo con la testa sfasciata da una pallottola schiacciato sull’asfalto che da ribelle sarebbe presto diventato un martire.
Non che questo non fosse cominciato da subito, dalle prime ore di quel venerdì che aveva preso una deriva imprevista e imprevedibile. Ma erano episodi coperti dal rumore di una piazza che gridava all’unisono.
Ma a un certo punto le voci si sono rotte, non solo per il pianto, e quella solidarietà che nessuno aveva deciso ma che era stata praticata si è spezzata.
Le cose che già da subito, immediatamente dopo quel venerdì, il venerdì sera stesso, e poi nei giorni successivi sono state dette e fatte pesano come macigni su un movimento che ha saputo rimanere unito di fronte alle cariche della polizia per poi spaccarsi in mille pezzi, dall’interno.
Come dimenticare le accuse, la caccia alle streghe, la desolidarizzazione rispetto a pratiche che possono non essere condivise ma vanno rispettate e difese come qualunque altra.
Come dimenticare la gente che ci si affrettava a lasciare indietro i non affini, per mettersi il culo al riparo, per lasciare un pasto succulento ai lupi in divisa, per placare una fame che li minacciava.
Come dimenticare quanto detto sul Carlo punkabbestia, non riconosciuto da nessuno, scaricato pubblicamente e sui giornali, il Carlo che ha pagato il suo essere scroccone e tossico con la vita e che paga tutt’oggi il ruolo non richiesto di martire di un movimento che non lo riconosce perché disconosce i ribelli.
Come dimenticare la definizione di “utili idioti” con cui si è voluto etichettare un modo di stare in piazza che non è imputabile a pochi ma ascrivibile a molti.
Come dimenticare parole pesanti, che nessuno si è mai rimangiato.
Ogni volta che in questi anni mi sono ritrovata a parlare di quanto successo in quei giorni (e mi è successo spesso) quello che emergeva era il congelamento delle opinioni che all’epoca si erano espresse e formate rispetto alla lettura da dare agli eventi.
C’era chi parlava di rivolta, chi di repressione, chi parlava di fascisti vestiti da black block e d’infiltrati, chi ce l’aveva con le tute bianche e chi le difendeva.
C’era sempre un gran baccano e un gran polverone.
Poi è arrivata la magistratura che ha scombinato tutti i giochi, perché la magistratura non dimentica e non perdona: 25 imputati, non ascrivibili a un’unica area politica, ma provenienti da ogni parte. Degli imputati scomodi per il “movimento”, che facevano cadere la divisioni buoni e cattivi che si era voluto montare. E che testimoniavano con la loro esistenza quello che a Genova era successo e che molti si erano affrettati a dimenticare.
Non erano black block, non erano tedeschi, non erano brutti e cattivi, non erano utili idioti né vestivano la divisa del fascista o dell’infiltrato, non erano anarchici, teppisti, hooligans, esaltati.
Erano persone diverse, compagni, che con diverse pratiche e motivazioni si erano tutti ritrovati d’accordo nell’essere a Genova a manifestare il loro odio per questo sistema.
Persone che il sistema doveva punire per tutti quegli altri che gli erano sfuggiti e ai quali non poteva perdonare la terribile bestemmia della critica collettiva alla merce e di una condivisione collettiva ritrovata e praticata al di là di ogni specifica appartenenza, di ogni calcolo politico, fuori da ogni parrocchia, per le strade.
Allora la voce della piazza ha virato un’altra volta ritrovandosi unita nella denuncia di un impianto processuale che non può e non vuole perdonare quanto successo in quei giorni, che vuole pene esemplari e punizioni che suonano come una minaccia, perché non succeda mai più, perché nessuno possa pensare che quanto successo a Genova possa essere riproducibile., se non mettendo in conto conseguenze pesantissime.
Sono in molti a dire che a Genova c’era un piano preordinato che doveva spaccare e annichilire un movimento che stava diventando troppo scomodo, pericoloso.
Senza entrare nel merito, vale la pena constatare che se a Genova il movimento si è spaccato non è stato principalmente per la repressione della polizia ma per la desolidarizzazione che c’è stata, tra tutti, per il gioco alla delazione che come marionette nelle mani degli sbirri tutti si sono affrettati a giocare.
Se i 25 imputati non fossero così diversi tra loro nell’appartenenza politica, questo gioco sarebbe durato in modo più esplicito ancora oggi, e probabilmente le persone, molte persone, considererebbero le richieste di condanna come la giusta punizione di che ha rotto il giocattolo della contestazione pacifica, concordata e simbolica ed è tutto sommato responsabile delle tante teste spaccate, perché ne ha dato il pretesto.
Il fatto che tra gli imputati ci fosse di tutto, disobbedienti, cobas, gente comune caduta per caso, per il solo fatto di trovarsi in piazza, ha messo le diverse realtà politiche di fronte all’evidenza dei fatti e le ha costrette a difendere tutti e a non abbandonare nessuno.
E neanche questo, che adesso sembra a tutti un dovere, neanche questo è stato da subito scontato, è stata una conquista, il risultato di un lavoro il cui merito va principalmente al supporto legale.
Il 17 novembre è stata chiamata a Genova una manifestazione nazionale in solidarietà ai 25 imputati, per i quali fra poco verrà pronunciata la condanna.
Indetta da “quelli di via Tolemaide” (e allora è scontato chiedersi se tutti gli altri ne siano automaticamente esclusi), è riuscita a trasformarsi in una chiamata al di là di identità e appartenenza di nuovo grazie all’appello in cui il supporto legale chiamava a Genova, ad ottenere che tutti scendano in piazza, ciascuno coi propri contenuti in solidarietà a chi era inquisito in un processo che era il caso di ricordare riguardava tutti.
Quella chiamata è riuscita a convincere tutti a mediare su posizioni che in questi anni sostanzialmente non sono mai cambiate perché non sono mai state messe in discussione, posizioni che sono il frutto di una lettura politica di quanto è successo che continua a distinguere tra buoni e cattivi, tra i neri e gli altri, tra i violenti e i pacifici, tra gli utili idioti e i coscienziosi.
Mi auguro che la manifestazione del 17 serva agli imputati, che riesca a virare i rapporti di forza, a mitigare le sentenze che ormai sono vicine.
Ma la piazza che scenderà per strada a Genova sarà una piazza ancora spaccata, una piazza che in questi sei anni non è stata capace o non ha voluto, per incapacità o per calcolo politico, ricucire o costruire quella solidarietà che sola potrebbe darle la forza di chiedere e ottenere qualcosa, quella solidarietà che, pur nelle differenze, sostiene la lotta di chi crede che questo mondo vada cambiato in maniera radicale, e la sostiene in maniera forte, unitaria e soprattutto incondizionata, a Genova come altrove.
Questo non accadrà, scenderemo tutti in piazza come atomi che si sopportano ma che tutto sommato si guardano di traverso, e saremo in tanti per rimanere soli alla prossima occasione, nelle lotte quotidiane, di fronte alla repressione quotidiana che se oggi condanna i rivoltosi, domani potrebbe perseguire chiunque pensi che questo mondo vada cambiato, chiunque si dimentichi, anche solo per un attimo, che l’unico comportamento ammesso è quello della sottomissione.
Domani come ieri.

Genova, 7 novembre 2007
A."


postato da: sonoirrequietoz alle ore 15:04 | link | commenti
categorie: news
venerdì, 26 ottobre 2007

concerto contro la repressione

02-11-07 100ris

SCRITTO SULLA CARTAIGIENICA

SICUREZZA. la lotta al terrorismo

Nei boschi dello Spoletino ideavano la lotta armata: arrestati in cinque

Dagli incendi a un supermarket ai proiettili alla presidente della Regione

 

Perugia. Avevano costituito in Umbria una cellula di matrice anarco-insurrezionalista che si riconosceva nella sigla Coop-Fai, "Contro ogni ordine politico-Federazione anarchica informale", i cinque spoletini arrestati ieri mattina all'alba dai carabinieri del Ros. Tra le azioni addebitate al gruppo l'invio alla presidente della Regione Maria Rita Lorenzetti di una busta con due proiettili calibro 38 e una lettera di minacce. L'operazione coordinata dal procuratore di Perugia Nicola Miriano e dal sostituto Manuela Comodi è stata denominata «Brushwood», boscaglia. Perchè - secondo gli investigatori - proprio nei boschi intorno a Spoleto il gruppo era solito riunirsi. In carcere sono finiti Michele Fabiani, 20 anni, Andrea Di Nucci, 20, Dario Polinori, 21, Damiano Corrias, 25, e Fabrizio Reali Roscini, 42 anni, studenti e lavoratori incensurati o con alle spalle piccoli reati contro l'ordine pubblico. Sono accusati di «associazioni con finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine democratico» (come una sesta persona indagata a piede libero).
A vario titolo devono poi rispondere di singoli episodi, come avere cercato di appiccare il fuoco agli impianti elettrici di un cantiere e di un supermercato a Spoleto (annunciando anche l'avvelenamento dei prodotti) o di avere minacciato il sindaco Massimo Brunini o alcuni carabinieri attraverso scritte sui muri della città. Gli inquirenti ritengono però che l'invio alla presidente Lorenzetti nell'agosto scorso della busta con i proiettili e le minacce siglate Coop-Fai abbia rappresentato «un salto di qualità».
«Stiamo imprendo un'accelerazione armata alla guerra ecologista... vogliamo aggiungere la pratica armata al groviglio di pratiche possibili per l'abbattimento della società capitalista», era tra l'altro scritto nel messaggio. Episodio del quale sarebbero responsabili - secondo l'accusa - Fabiani, Di Nucci e Roscini Reali. Dall'indagine degli uomini del Ros di Perugia, diretti dal maggiore Giovanni Fabi, è emerso che il programma del gruppo si inquadra in un più ampio progetto sovversivo della Fai, definita una federazione orizzontale concepita come strumento associativo ma priva di centri decisionali e livelli gerarchici. Con il circuito dell'anarco-insurrezionalismo hanno avuto contatti - secondo gli investigatori - Fabiani ma anche gli altri appartenenti alla presunta cellula. E la procura perugina ha sottolineato che la struttura aveva minacciato una accelerazione armata della «guerra ecologista» in Umbria.

 

 

LaSicilia

Mercoledì 24 ottobre 2007

postato da: sonoirrequietoz alle ore 00:26 | link | commenti
categorie: news
mercoledì, 03 ottobre 2007

Presidio a Ragusa sabato 6 ottobre ore 9.30

Contro tutte le nocività

Aria rarefatta e irrespirabile, acque contaminate, cibi transgenici, radiazioni elettromagnetiche, asfalto,cemento, orizzonti occultati, natura addomesticata e relegata in recinti e riserve. Questo ambiente ormai artificiale concorre a snaturare l’uomo, a modificare i suoi rapporti sociali a renderci schiavi di una piramide sociale che ha per elementi base guerra e sfruttamento.

Vogliamo porre rimedio a questa “malattia” che devasta l’ambiente e contagia l’uomo non aiutare a propagarla. Il nostro ambiente, la nostra salute, la nostra vita non hanno prezzo, sono i beni più preziosi( e anche gli unici realmente rimasti) che abbiamo e non sono in vendita.

Non saremo una colonia utilizzata per gli interessi dei potenti, siamo disposti a lottare con ogni mezzo per difendere la terra che abitiamo. Ma non siamo disposti a prestare il fianco a chi per interessi personali fa promesse per poi colpire alle spalle, non crediamo ai politicanti che scambiano fraterni abbracci nascondendo le lame. Non siamo disposti a dimenticare che sono loro i responsabili dei nostri malesseri (guerre, fame, migrazioni e devasto ambientale) facendosi scudo della legalità ne agiscono al di sopra e all’occorrenza la trasformano per i loro profitti e giovamenti. Non scordiamo che sono loro con l’ipocrisia e l’autorità a rubarci l’aria, a farci vivere nella precarietà, nella solitudine e nella miseria.

Non deleghiamo una lotta ma ci organizziamo direttamente sapendo che altrimenti finirebbe nel nulla.

Quindi saremo presenti, e invitiamo a partecipare a Ragusa sabato 6 ottobre ore 9.30 ad un presidio organizzato dal movimento di base no-triv (www.movnotriv.splinder.com), Comitato contro gli sprechi e le devastazioni - Ragusa e Anti-triv contro le decisioni del tar che danno praticamente il via libera alle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi nella Val di Noto

postato da: sonoirrequietoz alle ore 20:00 | link | commenti (1)
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ERRATE CORRIGE

#1
Il concerto dei Big Shave, Goodfellas e Dirty Breeders del 1 settembre per disguidi organizzativi nn è stata una festa irrequieta ma il totale ricavato è andato al Cpo Experia che ha ospitato l'evento...
postato da: sonoirrequietoz alle ore 19:55 | link | commenti
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sabato, 29 settembre 2007

festa irrequieta sabato 06 ottobre

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postato da: sonoirrequietoz alle ore 13:46 | link | commenti
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sabato, 25 agosto 2007

bigshave-dirty-01-09-07Sabato 1 Settembre @ Arena CPO Experia -- Sono Irrequieto Zine presenta: Punx Back In Town --

Reunion:  BIG SHAVE  ( Punkcore Hero since '97!! CT )
+  The Goodfellas   ( Punkrock da Roma )
+ Dirty Breeders  ( Hardcore Irrequieto )

La serata sarà unicamente Benefit per la Sono Irrequieto Zine ---
In Serata Distribuzione di tutti i numeri di SIZ !
postato da: sonoirrequietoz alle ore 15:27 | link | commenti
categorie: news